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29 Mag 2018

L’Economia della prosperità a forma di ciambella.

di Luca Del Mese

 

Siamo ormai coscienti del fatto che viviamo nell’epoca del consumismo e che il cambiamento avvenuto nelle nostre abitudini di acquisto siano una delle conseguenze del sistema speculativo finanziario, stato studiato proprio per avere come obiettivo la crescita esponenziale dei consumi per garantire il miglior ritorno possibile sugli investimenti.

Ispirato dal TEDx Talk di Kate Rawoth, è doverosa una serie di considerazione sugli aspetti che riguardano la sana crescita dell’economia globale in contrapposizione con l’attuale sistema economico finanziario.

È da questa considerazione consumistica di base che scaturisce l’analisi di Kate Rawoth, economista di Oxford che ha evidenziato come l’umanità intera dovrebbe avere come ambizione quella di riconciliarsi con la natura e favorire la prosperità di entrambi.

In tal senso dunque non sarà il denaro la misura universale del successo di questo processo, bensì una serie di indicatori da utilizzare per comprendere al meglio quale strada percorrere. Ciò che ne è venuto fuori è la rappresentazione grafica di una serie di indicatori, racchiusi nella forma di una ciambella! Sembrerà strano ai più ma è proprio così che la introduce Kate nel suo talk definendola come l’unica ciambella che potrebbe rivelarsi utile per noi.

 

 

Partendo dal buco centrale della ciambella in cui si trovano le persone a cui mancano i beni essenziali per la vita quali cibo, assistenza sanitaria, educazione scolastica, una casa dove vivere e la possibilità di partecipare alla vita politica privandoli della loro dignità.

La missione principale dunque è quella di far accedere tutte le persone all’interno di questa ciambella in cui sono garantiti tutti i beni essenziali e dove l’economia si rigenera e si ridistribuisce in maniera etica e solidale. Per far sì che questo sistema funzioni, è necessario che non si superino quelle che Kate definisce “le barriere esterne del cerchio”, causando in questo modo cambiamenti climatici, inquinamento dei mari e degli oceani e allargamento del buco dell’ozono.

La domanda chiave da porsi a questo punto è: è possibile raggiungere il giusto equilibrio nel 21esimo secolo?

A vedere il mondo allo stato attuale sembrerebbe di no, il divario fra chi non possiede nulla e chi invece ha la maggior parte delle risorse a disposizione è sempre più ampio. Gli economisti del secolo scorso non avevano un quadro così chiaro dello scenario macroeconomico e hanno assistito alla crescita smisurata dell’economia così come delle disuguaglianze, un processo questo che non può essere arrestato ma che va ridisegnato.

La soluzione promossa da Kate è quella di riprogettare il flusso dei processi economici rendendoli rigenerativi e distributivi perché ciò che abbiamo ereditato dall’industria del passato è un approccio degenerativo che utilizza le materie prime per creare prodotti che vengono utilizzati per un periodo di tempo limitato, spesso una sola volta, per poi essere gettati e/o rimpiazzati.

 

 

Questa immagine ci aiuta a capire come le risorse andrebbero riutilizzate per evitare l’esaurimento delle risorse, utilizzando i rifiuti come cibo per alimentare questo processo di rigenerazione e ripristino.

Oltre un centinaio di città in tutto il mondo, da Quito a Oslo, da Harare a Hobart, generano già oltre il 70 percento della loro elettricità da sole, vento e onde. Città come Londra, Glasgow, Amsterdam sono pioniere nella progettazione di città circolari, alla ricerca di modi per trasformare i rifiuti da un processo urbano in materie prime da riutilizzare.

L’evoluzione dei modelli di innovazione a cui stiamo assistendo negli ultimi anni è stata innescata dal processo di decentralizzazione della conoscenza e delle risorse che ha investito le istituzioni, le multinazionali e la società che ha ribaltato il paradigma precedente in cui la conoscenza, il potere e le risorse erano concentrate nelle mani di pochi.

 

 

Le nuove tecnologie come la Blockchain, l’Artificial Intelligence e l’Internet of Things hanno fra i loro scopi anche quello di decentralizzare e ridistribuire le risorse per garantire l’assistenza sanitaria, l’educazione, l’energia, la finanza e la voce politica a chi ne ha più bisogno e non riesce ancora ad accedervi.

È arrivato dunque il momento di smaterializzare la nostra economia anche se adesso sembra complesso interrompere questa crescita inarrestabile, abbiamo urgentemente bisogno di innovazioni finanziarie, politiche e sociali che ci consentano di superare questa dipendenza strutturale dalla crescita, in modo che possiamo concentrarci invece sul concetto di prosperità e di equilibrio all’interno dei confini sociali, ecologici ed etici della ciambella.

edoardodepascale

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